Joomla project supported by everest poker review.

 

Vincenzo Puxeddu

in Choregraphie-Studi e ricerche sulla danza, 1996

 

 

Introduzione alla Danzaterapia

 

 

 

 

Negli ultimi decenni si sono moltiplicate, nel nostro paese, come del resto un po' in tutta Europa, numerose applicazioni della danza e il movimento in ambito educativo, riabilitativo, psicoterapico. Si tratta di esperienze realizzate in differenti contesti, quali scuole, consultori, ospedali pschiatrici, centri di riabilitazione, comunità, strutture socio-educative, da parte di operatori con variegati iter formativi sia in ambito artistico che terapeutico; talvolta, l'unica caratteristica comune è rappresentata proprio dal fatto che vengano indicate tutte con il termine Danzate­rapia. Parola questa che finisce col diventare al tempo stesso suggestîva, evocativa ma anche estremamente ambigua. Viene perciô spontaneo porsi una série di interrogativi sulla natura di questa disciplina, su quale sia la sua storia ma soprattutîo su quale sia il suo legame con la Danza, la Terapia e Fattività di cura.

Danza e Terapia: le origini

Prima di analizzare i fondamenti della Danzaterapia, e forse per meglio comprenderli, ci pare necessario capire quali siano le radici di questa disciplina riscoprendone il legame forte con la danza e la sua evoluzione.

L'utilîzzazione a fini terapeutici délia Danza affonda le proprie radici nella sto­ria dell'umanità. Tra le varie discipline artistiche la danza è la sola in cui «creatore e creazione, opéra e artista, fanno tutt'uno» (Sachs 1933), non sono necessari utensîli o strurnenti, l'opera d'arte del danzatore è la propria coreografia, espres-sione privilegiata del proprio essere al mondo nella globalità del proprio io corporeo. È estremamente significativo che una délie prime rappresentazioni del-Fuomo. costituita dalle pitture rupestri del Paleolitico, mostri un individuo danzante, identificabile con uno sciamano che gira su se stesso, munito di un copricapo zoomorfo, con in dosso pelli di animale.

La danza fu presso tutti i popoli e in tutti i tempi: l'espressione, attraverso movimenti del corpo organizzati in sequenze signifïcanti, di esperienze che trascendono il potere delle parole; essa costituisce un modo di conoscenza e di comprensione immediata e sintetica del mondo. Lo studio délie società tradizionali mo-stra corne l'attività di cura non fosse disgiunta dalle pratiche magico-religiose, caratterizzate dall'esecuzione di rituali in cui il movimento e la danza avevano un ruolo preminente. La danza in quel contesto rappresenta una modalità offerta all'uomo per mettersi in relazione con le forze della natura che lo sovrastano, un modo di partecipare e di interagire con il cosmo, con tutto ciô che lo supera e lo trascende. Il singolo ha la possibilita' di venire in contatto, attraverso la propria fïsicità, al tempo stesso con le ignote forze macrocosmiche e il microcosmo costituito dalle energie inconscie individuali. Una danza che viene quindi ad assumere un carattere sacrale e sociale in cui «[...] il movimento del corpo trascende la fisicità individuale e si inserisce in un movimento plu ampio che interessa la collettività, la natura, la divinità e il cosmo tutto» (Frigoli 1980). La danza non è solo l'espressione e la celebrazione della continuita organica dell'uomo con la natura, è anche realizzazione délia comunità viva degli uomini. In un contesto rituale il sin­golo realizza la propria individualità nel gruppo che, in quanto entità traspersonale, puo sintonizzarsi e partecipare ai ritmi del cosmo; un individuo slegato dal gruppo e dall'inconscio non potrebbe avere accesso al sacro.

Nelle società tradizionali la danza che accompagna tutti i momenti important! della vita della comunità — la guerra, la pace, i matrimoni, i funerali, corne pure la semina e il raccolto — è alla base di veri e propri rituali terapeutici. Queste pratiche, diffuse nei quattro continenti, a tutte le latitudini, awenivano nelFambito di rituali collettivi che spesso avevano luogo in occasione di momenti dl festa o di particolari celebrazioni. La pratica della possessione o comunque la sperimentazione di stati alterati di coscienza ne costituiva elemento essenziale. Alcune di queste esperienze si sono perpetuate fino ai nostri giorni; è il caso dei rituali vou-dou ad Haiti, o di quelli praticati in Brasile nell'ambito délia makumba o del con-donblè e in tutto il continente africano presse le culture tribali. In Europa la testi-monianza di questo tipo di rito ci giunge oltre che dalle fonti storiche dal sussistere di alcune pratiche quale ad esempio quella del Tarantismo nelle Puglie, dei Rituali delFArgia in Sardegna, o di simili danze in Grecia e in Bretagna.

Elementi significativi di questo tipo di pratica sono rappresentati dal contesto rituale che costituisce e sottolinea la presenza di una struttura che funge da contenitore delPesperienza, il gruppo con ruolo di garante e testimone partecipe, la possibilità da parte del singolo di esprimere un proprio enunciato personale nell'am­bito di una pratica collettiva, ma soprattutto di poter trovare un senso alla propria malattia, alla propria condizione di disagio, all'interno di un universo simbolico condiviso col proprio popolo o gruppo di appartenenza. Il meccanismo terapeutico soggiacente a questo tipo di pratica riposa sul presupposto che esista un'omologia tra il livello organico e psichico dell'essere umano che consenta l'efficacia simbolica del rito (Lévi-Strauss), consentendo una riorganizzazione positiva dell'individuo nei suoi differenti livelli, e quindi metta in atto un processo di guarigione capace di agire sia sui sintomi somatici che psichici.

Corne abbiamo accennato, la storia délia danza e délia sua utiiizzazione tera-peutica, finiscono sostanzialmente col coincidere, questo almeno per quel che riguarda le società tradizionali. In Occidente se in ambito popolare, attraverso le danze etniche e popolari, questa continuità di percorsi viene mantenuta, in am-bito colto a partire dal '500 assistiamo ad una marcata differenziazione. Con la na-scita délia danza teatrale questa pratica viene a caratterizzarsi sempre più corne at-tività di spettacolo, in cui la distinzione di ruolo tra danzatori e spettatori è sempre più rigida e marcata, la tecnica e il virtuosismo prendono il soprawento, i suoi contenuti celebrativi del principe e délia sua corte prima, délia borghesia émer­gente poi, si allontanano sempre di più dalle problematiche esistenziali e dalla sof-ferenza delPuomo. Dovremo attendere l'awento délia danza moderna perché danza e terapia possano rincontrarsi.


La danzaterapia trova il suo posto al tempo stesso tra le Arti-terapie e gli ap-procci corporei e psicomotori. La danzaterapia è una metodologia che si sviluppa su basi teoriche comuni a più discipline e si propone di contribuire alFarmonico sviluppo deU'individuo attraverso l'uso del movimento inteso corne mezzo per la scoperta di se, del proprio corpo e délie sue capacità espressive. Il movimento in questo ambito non è inteso corne apprendimento motorio meccanico e codificato ma si propone di restituire all'individuo la sua unicità espressiva opérande sull'e-ducazione dell'espressione tonica e motoria attraverso i quattro élément! présent! nella danza: spazio, tempo, energia, peso.

L'American Dance Therapy Association definisce la Danzaterapia corne "l'utilizzazione terapeutica del movimento in quanto processo per aiutare un individuo a ritrovare la propria unità psico-corporea".

La danza possiede una triplice spécificité che ci permette di comprendere in quale modo possa dare un apporto alla relazione terapeutica: essa è al tempo stesso arte, attività corporea e linguaggîo (Le Sage, 1992).

La moderna Danzaterapia prende awîo molto recentemente; le prime espe­rienze pionieristiche di utiiizzazione délia danza e del movimento con fmalità te-rapeutiche e riabilitative risalgono alla meta del '900. La maggior parte dei suoi protagonisti provengono dalPesperienza délia danza moderna, sono stati allievi délie nuove grandi scuole: dalla Denishawn, allé scuole di Martha Graham, Doris Humphrey, José Limon. Sono tutti sulla linea della rivoluzione operata da Rudolf von Laban nella ricerca di metodi che dessero al corpo il modo per esprimere le istanze più profonde deU'uomo, attraverso degli impulsi (effort) che si fanno forma (shape) e che creano quindi il movimento a partire daU'interno, dall'intimo. Sono quasi esclusivamente délie donne, e penso sia importante, e hanno forse vo-luto semplicemente condividere un linguaggio che loro apparteneva, la danza, dando voce a chi viveva una situazione di disagio psichico e di malattia.

Il contributo dato dalla danza moderna alla danzaterapia è fondamentale. Non abbiamo in questa sede la possibilité di approfondire questo aspetto che meriterebbe un'articolata trattazione. Cîtïamo questo brève testo di Garaudy che ci sem-bra sintetizzi alcuni di questi apporti:

«Ridare all'uomo il senso del corpo corne luogo délie nostre dipendenze e corne îuogo délia nostra potenza, corne ricettacolo del mondo reale attraverso i sensi, corne proiezione del mondo possibile attraverso l'azione, è con questo che la danza moderna ha contribuito a ridare all'uomo la sua iden-tità [...] alla riconquista délie dimension* perdute: erotizzare il nostro rapporte totale col mondo e dare uno stile aï movimenti del nostro corpo e alla nostra vita risvegliando in noi il desiderio che il nostro essere intero si esprima esprimendo il mondo. [...] La danza ci mostra non solo che ognï mo-vimento del corpo fa tutt'uno con un movimento psîchico, o meglio, che il fisîco e lo spirituale non sono due campi separati, ma due aspettî di una stessa realtà: ci rivela ancora e soprattutto questa verità superiore: l'arte è il cammino più corto tra un uomo e l'altro [...] perché non comporta la me-diazione astratta, impersonale del concetîo e délia parola.»


Negli anni '40 troviamo negli Stati Unit! Marian Chance che, formatas! corne danzatrice al Denishawn, inizia a operare a Washington ove ha realizzato gruppi in ambito psichiatrico seguita poi da Trudi Schoop, con allé spalle lo studio délia danza classica e délia danza moderna, con im'allieva délia Duncan, che lavora so­prattutto con bambini psicotici, con esperienze sia individuali che di gruppo.

Negli annî '50 sulla costa ovest californiana, Mary Withehouse, di formazione psicoanalitica junghiana, sviluppa le tecniche di immaginazione attiva attraverso la nozione di "movimento autentico", un movimento proprio di ciascun indivi-duo, che nell'attività spontanea dï "improwisazîone" permette un accesso agli strati più profond! dello psichismo. È del 1965 la creazione a New York délia ADTA (American Dance Therapy Association) che raccoglie attualmente un mi-gliaio di danzaterapeuti distribuiti in tutto il territorio americano. Ricordiamo an­cora Judith Kestemberg, che ha dato un significative contributo alla danzaterapîa sviluppando l'Analisi del movimento e mettendola in relazione allé tappe dello sviluppo psico-affettivo del bambino; Janet Adler che ha approfondito la ricerca sul movimento autentico, corne pure Joan Chodorow attuale présidente dell'A-merican Dance Therapy Association.

Negli anni '50 in Francia Rosé Gaetner, danzatrice di formazione accademica, proponeva il suo lavoro di danzaterapia con bambini psicotici presse l'ospedale diurno Santos Dumont a Parigi, che ha diretto per molti anni. In Argentina è molto attiva Maria Fux che opéra attraverso la danza e il movimento su diversi tipi dï handicap lavorando con soggetti non vedenti, sordo-muti, bambini down, auti-stici. Negli anni '70 France Schott-Billmann in Francia ha approfondito l'approc-cio etno-antropologico alla danzaterapia attraverso la tecnica di Expression Primi­tive, una "simbolizzazione gestuale su base ritmica che struttura movimenti oppo-sti eseguiti in sequenze rïpetitive accompagnate dalla voce". A partire da studi et-no-psicanalitici ha offerte un contributo fondamentale alla riflessione teorica at­traverso numerose pubblicazioni; è l'attuale présidente délia Société Francese di Psicoterapia attraverso la Danza. Sempre in Francia opéra Laura Sheleen, ameri-

Introduzione alla Danzaterapia

cana, che ha studiato con Martha Graham e Doris Humphrey, si è formata alla psi-coanalisi junghiana, ha approfondito, attraverso la conoscenza délie tradizioni mi-stiche, la ricerca sugli archetipi e Finconscio collettivo, sviluppando quelle che leî defmisce "mythodrame".

Fondamenti délia Danzaterapia

A partire dalle prime esperienze pionieristiche dei primi anni '50 e '60 caratte-rizzate da un approccio empirico e pragmatico, nel panorama mondiale si sono an-date delineando diverse opzioni caratterizzate dal porre l'accento su alcune pecu-liarità che trovano rîscontro e conforto nelle differenti scuole di pensiero, spa-zîando dalla psicoanalisi freudiana e junghiana, all'approccio fenomenologico, allé nuove terapie (Reich, Lowen), alla psicologia cognitîva (Piaget), alla psicolo-gia délia Gestalt (Perles).

La Società Francese di Psicoterapia attraverso la Danza, confrontatasi col pro-blema delFestrema varietà di esperienze e di approcci sia sul piano teorico che me-todologîco ha proposto di defmire questa pratica sulla base dei benefici che pos-sono essere ottenuîi da coloro che la praticano.

La danzaterapia è un attività di ordine terapeutico che mira a far trovare o me­glio ritrovare al paziente:

a)  II piacere funzionale:

La danzaterapia è un attività fisica, che induce un'utilizzazione del corpo tanto segmentaria che globale a cui si associa una sensazione di soddisfazione e di pia­cere nel movimento. Questo tipo di piacere, che non è appannaggio esclusivo délia danza, nasce dal fatto che nelPuomo il movimento è strettamente correlato a tutte le attività vitali e corrisponde ad una sua finalità arcaîca e geneticamente programmata. Lapierre e Aucouturier (1984) indicano col termine "pulsione di movimento", Fistanza profonda che spinge il piccolo umano al movimento in rela­zione alPambiente (corpo sîrumentale) e verso gli altri (corpo comunicante) e che sarebbe alla base di tutte le acquisizioni del bambino. Vî è quindi nella danzatera­pia la riscoperta del piacere del movimento ritmico e cpordinato, il piacere mille-nario del corpo danzante che porta ad un affinamento dello schéma corporeo e positivizza Fimmagine corporea, cioè l'immagine di se che si costruisce nella rela­zione con l'altro (Schott-Billmann, 1985).

b)  Affinamento délie funzioni psicomotorie:

La dimensione del piacere funzionale favorisée Fefficacia del lavoro corporeo sia da un punto di vista percettivo che motorîo. Attraverso il gîoco, il rîtmo e la musica vengono affrontât! i problemi di equilibrio, rapîdità, precisione, coordi-nazione e sîncronizzazione del gesto; corne pure Futilizzazione dello spazio nei suoi differenti livelli, la coscienza del tempo e del ritmo, l'approccio ad una motri-cità globale.

L'attività di danzaterapia promuove Futilizzazione dei vari gruppi muscolari 10

Chorégraphie

potenziandoli e al tempo stesso mira all'utilizzazione ottimale delle differenti arti­colazioni.

e) L'unità psico-corporea:

Nella pratica della danzaterapia lo schema corporeo, inteso come risultato di tutte le sensazioni provenienti dal corpo (tattili, termiche, dolorifiche, sensazioni riguardanti la postura provenienti dai muscoli e dalle guaine muscolari) viene ac­cresciuto attraverso la ricchezza dì sensazioni cinestetiche (percezione del movi­mento) che la danza produce. Ma i movimenti sono legati a delle emozioni e a delle rappresentazioni; essi le risvegliano suscitando nel paziente una reazione af­fettiva e le esprimono trasmettendole attraverso il movimento. Il movimento nella danza, utilizza il corpo per "significare" attraverso le sue attitudini, le sue posture, la sua motricità.

d)  La simbolizzazione corporea:

La danzaterapia è legata all'arte e come tale è gioco e linguaggio.

Il gioco è un'attività che diviene sempre più importante man mano che saliamo nella filogenesi. L'attività ludica risponde alla funzione di controllo e dominio del­l'ambiente, un'assimilazione del reale all'io, dice Piaget (1964), secondo il quale, l'apogeo del gioco infantile è rappresentato proprio dal gioco simbolico che per­mette l'espressione dei conflitti e delle emozioni. La danza rappresenta un'area di gioco (Winnicott 1974), crea uno spazio transizionale nel quale si riattualizza il vissuto del paziente (corpo, memoria) ma con una presa di distanza sottolineata dalFaffermazione della propria identità.

Il corpo, in questo ambito, diventa strumento privilegiato di espressione delle istanze più profonde del paziente.

La danzaterapia è infatti una forma di comunicazione non verbale e questa modalità di espressione e comunicazione è particolarmente interessante in alcune patologie (psicosi, autismo, disturbi della comunicazione) in cui la relazione ver­bale è totalmente inesistente.

Il linguaggio corporeo può essere allora l'unico mezzo di comunicazione. D'al­tra parte, ìa danzaterapia permette in genere di instaurare anche un dialogo verbale.

e)  L'immagine corporea e la stima di sé:

II lavoro di danzaterapia avviene in una dinamica dialogica (paziente/tera­peuta; paziente/gruppo; gruppo/terapeuta), il terapeuta e talvolta il gruppo svol­gono una funzione di specchio, di rimando della immagine del paziente; imma­gine che gli viene restituita strutturata e ampliata. Il terapeuta ha la possibilità di utilizzare la dimensione dello sguardo come modalità strutturante e costruttiva nei confronti del paziente. Pensiamo all'importanza, nel bambino, dello sguardo materno nella costituzione dell'immagine di sé. Il terapeuta attraverso la propria partecipazione attiva, attraverso la sua presenza, attraverso il proprio corpo, attra­verso il proprio sguardo, ha la possibilità di creare un ambiente rassicurante, favo­revole, tale da consentire al paziente una ristrutturazione in positivo della propria immagine corporea.

Introduzione alla Danzaterapia

L'analisi del movimento "Effort-Shape"

Tra gli strumenti operativi specifici della danzaterapia, l'Analisi del movi­mento, elaborata dal coreografo ungherese Rudolf Laban all'inizio di questo se­colo, è senz'altro uno dei più validi. Questo metodo consente l'osservazione del movimento in base a due elementi fondamentali: l'impulso interno, la tensione (Effort) che produce e caratteriza il gesto e la forma (Shape) che il corpo descrive nello spazio.

L'Analisi Laban, che può essere espressa attraverso un sistema di rappresenta­zione grafica, consente una valutazione in termini quantitativi ma soprattutto in termini qualitativi; permette cioè di descrivere quale sia l'esecuzione di un deter­minato movimento, rapportandolo al tempo, allo spazio, al peso e all'energia. In particolare le Scuole nordamericane hanno fatto di questo strumento sia un uso diagnostico che programmatico, correlando i dati emersi con il vissuto del pa­ziente. La sua sempre più ampia diffusione tra i danzaterapeuti ha contribuito allo sviluppo di un linguaggio e una terminologia comune, indispensabile per un con­fronto sul piano clinico.

Applicazioni della Danzaterapia

Può la danza in se stessa essere considerata uno strumento terapeutico? Quali le sue valenze socio-educative? Quali le patologìe che possono beneficiare di que­sto tipo d'intervento?

La possibile ambiguità del termine danzaterapia, o comunque la non imme­diata comprensione di questa espressione è in relazione oltre che all'estrema va­rietà di modalità di applicazione di questa disciplina anche al significato del ter­mine terapia.

L'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) propone una definizione estremamente ampia di salute: uno stato di benessere al tempo stesso fisico, psi­cologico e sociale, che non è caratterizzato solo dall'assenza di malattia ma piutto­sto dall'equilibrio delle diverse componenti dell'individuo inteso come essere psi­cosomatico e sociale.

La danzaterapia, coinvolgendo globalmente l'individuo, può interagire su que­sti diversi piani per ristabilire una loro armoniosa articolazione. La sua applica­zione trova spazio pertanto sia in ambito socio-educativo, sia in quello riabilita­tivo che psicoterapico, secondo modalità e obiettivi differenti.

Nel primo caso sono coinvolte strutture quali scuole, di ogni ordine e grado, centri sociali ed educativi; questi interventi sono caratterizzati dall'utilizzo dì me­todiche espressive per finalità globalmente maturative. Educare con la danzatera­pia per agevolare un percorso di conoscenza personale, per sviluppare la creatività, per attuare modalità espressive e comunicative in un ambito di socializzazione.

L'intervento con valenze riabilitative avviene in strutture pubbliche o private quali servizi ospedalieri, scuole, nell'ambito dell'integrazione degli alunni porta- 12

Chorégraphìe

tori di handicap, centri diurni, laboratori di attività espressive, comunità terapeuti-che, consultori, istituti di reclusione, centri di recupero per tossicodipendenti. L'obiettivo è quello di riattivare settori defìcitari, funzioni non evolute o regre­dite, potenziando le capacità del soggetto in vista di un reingresso o di una integra­zione nella collettività; in questi casi la gratificazione indotta dalle valenze artisti-che della danza facilita nel soggetto un'attivazione globale e settoriale. Inoltre le va­lenze simboliche dell'attività a mediazione corporea fanno della danzaterapia uno strumento particolarmente valido in giovani soggetti in cui il deficit motorio e com­portamentale sia associato a disturbi cognitivi e della comunicazione (autismo).

Negli interventi con valenze psicoterapiche che vengono svolti sia in studi pri­vati che presso strutture pubbliche quali centri diurni, consultori, ospedali psichia­trici, ci troviamo di fronte a due iter metodologici a volte tra loro commisti. In al­cuni casi il "materiale" prodotto nelle sedute di danzaterapia costituisce oggetto di studio da parte dello psicoterapeuta che interagirà fornendo commenti, riformula­zioni ed interpretazioni. In altri casi sarà proprio il lavoro espressivo che costituirà non un mezzo ai fini di una psicoterapia verbale, ma una vera e propria modalità psicoterapica. Sono oggetto di questi interventi patologie psichìatriclie quali ne-vrosi e psicosi, patologie psico somali che, ansia e depressione e più in generale di­sturbi del tono dell'umore.

Lo sviluppo, negli ultimi anni, di un'attività di ricerca sempre più rigorosa pone le basi per un ulteriore sviluppo degli attuali ambiti dì applicazione.

Bibliografia

bellia, V., Danzare le origini, C.u.e.c.m., Catania 1995. benenzon, R., Manuale di musicoterapia, Boria, Roma 1992. bentivooho, L., La danza contemporanea, Longanesi, Milano 1985. bianconi, R., de gregorio, A., manarolo, G., puxeddu, V., Le arti terapie in Italia, Gutenberg, Roma 1995.

cerrutto, E., La danza terapeutica, Xenia Edizioni, Milano 1994. chodorow, J,, Dance therapy & depth psychology, Routledge 1991. cosnier, J., Théorie de la communication et psychiatrìe, Emc Psychiatrie, Paris1981.

dell, C., Primer far movement description, Dance Notation Bureau Press, New York 1977.

de vera d'aragona, P., Curarsi danzando, Riza Scienze, Milano 1978. de martino, E., La terra del rimorso, II Saggiatore, Milano 1961. duncan, L, Ma vie, Gallimard, Parigi 1932.

frigoli, D., masaraki, G., morelli, R., Verso la concezione di un Sé psicosoma­tico, Cortina, Milano 1980. Introduzione alla Danzaterapia

Fux, M., Primo incontro con la danzaterapia, C.E.P., Vicenza 1982.

garaudy, R., Danzare la vita, Cittadella, Assisi 1985.

guerra lisi, S. (a cura dì), Psiche-corpo, suono-movimento, musica-danza, in

«Quaderni di musica applicata» n. 9, Cittadella, Assisi 1987. kestenberg, J., The role of movement in patterns of development: thè contrai of shape, Psychoanalytic Quarterly, 1967. kestenberg, J., Children andparents, Psychoanalitic studies in development, Jason & Aranson, New York 1975.

laban, R., The mastery of movement, Macdonald & Evans, Plymouth 1980. lapierre, A., aucouturier, B., La symbolique du mouvement, Epi, Paris 1984. lecourt, E., La musicoterapia, Cittadella, Assisi 1992. le sage, B., Danse thérapie auprès des enfants autistes etpsychotiques, in «Neuro-psychiatrie de l'enfance» n. 1, France 1992. lewis bermsteim, P., Eight theoretical approaches in dance movement therapy,

Rendali Hunt Publishing, 1979.

luciano, La danza, Lett. Universale, Marsilio, Venezia 1992. marchiano, G., La parola e la forma, Dedalo, Bari 1977. merleau-ponty, M., La fenomenologia della percezione, II Saggiatore, Milano

1978.

sachs, C., Storia della danza, II Saggiatore, Milano 1980. schott-billmann, F., Corps et possession, Gauthier-Villars, Paris 1977. schott-billmann, F., Possession, danse et thérapie, Sand, Paris 1985. shawn, T., Every little movement, Withhark & Sons, 1954 (rist. Dance Horizons, 1974).

sheleen, L., Théàtre... pour devenir autre, Epi, Paris 1983. sheleen, L., dropsy, J., Expression corporelle et relations humaines, Bulletin de Psychologie, Paris 1969. winnicott, D. W., Gioco e realtà, Armando editore, Roma 1974.

Tuesday the 7th. Design by JoomlaTemplateMaker.